Con la Circolare INPS n. 60 del 21 maggio 2026 e con il successivo Messaggio INPS n. 1699 del 22 maggio 2026, l’Istituto ha definito il nuovo quadro applicativo e operativo per la dilazione del pagamento dei debiti per contributi e accessori di legge in fase amministrativa. La novità interessa direttamente aziende, professionisti e intermediari, perché modifica il sistema di accesso alla rateazione e introduce una disciplina più strutturata, con l’obiettivo di favorire la regolarizzazione contributiva senza interrompere il rapporto corrente con l’Istituto.

Il punto di partenza è l’articolo 23 della Legge n. 203 del 13 dicembre 2024, che è intervenuto sulla disciplina dei debiti contributivi verso INPS e INAIL, introducendo la possibilità di ottenere il pagamento rateale dei debiti per contributi, premi e accessori di legge non ancora affidati agli agenti della riscossione. La norma consente, dal 1° gennaio 2025, di arrivare fino a un massimo di 60 rate mensili, nei casi e secondo le modalità definite dalla successiva disciplina attuativa.

In attuazione della legge è stato emanato il Decreto interministeriale del 24 ottobre 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 novembre 2025, che disciplina il pagamento rateale dei debiti per contributi, premi e accessori di legge dovuti a INPS e INAIL. Successivamente, l’INPS ha adottato il proprio regolamento con la deliberazione del Consiglio di Amministrazione n. 20 del 25 febbraio 2026, illustrato dalla Circolare n. 60/2026.

La nuova disciplina sostituisce il precedente regolamento sulle rateazioni dei debiti contributivi in fase amministrativa. La Circolare INPS n. 60 del 21 maggio 2026 chiarisce che il regolamento si applica alle domande di dilazione presentate dalla data di pubblicazione della circolare e, in una logica di maggior favore per il contribuente, anche alle domande presentate dal 12 gennaio 2025 e ancora in corso alla data di pubblicazione, per le quali può essere chiesta la rideterminazione del numero delle rate.

Il nuovo sistema distingue due fasce. Per debiti fino a 500.000 euro, la dilazione può essere concessa fino a un massimo di 36 rate mensili, in presenza di una dichiarata temporanea situazione di obiettiva difficoltà economico-finanziaria. Per debiti superiori a 500.000 euro, invece, il piano può arrivare fino a 60 rate mensili. In entrambi i casi, il contribuente deve dichiarare che la difficoltà economico-finanziaria ha carattere temporaneo, perché la finalità della dilazione non è rinviare indefinitamente il pagamento, ma consentire un percorso sostenibile di rientro.

La circolare precisa anche quali debiti possono essere oggetto di dilazione. Rientrano nella disciplina i debiti per contributi e sanzioni civili non ancora affidati alla riscossione tramite avviso di addebito, nonché quelli in gestione presso gli uffici legali dell’Istituto. La domanda deve riguardare l’intera esposizione debitoria del contribuente, identificato dal codice fiscale, nei confronti delle Gestioni INPS interessate. Restano invece particolarità per alcune Gestioni, come il lavoro domestico, per cui sono previste modalità specifiche.

Un aspetto centrale è il rapporto tra dilazione e correntezza contributiva. Il contribuente, per ottenere e mantenere il beneficio, non deve limitarsi a pagare le rate del piano accordato, ma deve continuare a versare regolarmente anche la contribuzione corrente. Il mancato pagamento dei contributi correnti può determinare la revoca della dilazione, salvo che il contribuente ricorra, ove ne ricorrano i presupposti, alla cosiddetta seconda dilazione. La logica è chiara: la rateazione serve a regolarizzare il passato, ma non può generare nuovo debito corrente.

La seconda dilazione è una delle novità più rilevanti. Il regolamento consente infatti, a determinate condizioni, di accedere a un nuovo piano mentre è ancora in corso una precedente dilazione. Ciò può avvenire per debiti conosciuti dopo l’emissione del piano già accordato oppure per contribuzione corrente maturata successivamente alla domanda. Tuttavia, per evitare un uso improprio dello strumento, nei sei mesi precedenti la nuova domanda non devono essere stati adottati provvedimenti di revoca in nessuna delle Gestioni INPS riferibili al codice fiscale del contribuente.

La Circolare INPS n. 60 del 21 maggio 2026 disciplina anche i tempi del procedimento. L’istruttoria deve concludersi entro 10 giorni di calendario e il procedimento complessivo, comprensivo del termine per il pagamento della prima rata, deve chiudersi entro 20 giorni dalla presentazione della domanda. L’accettazione del piano avviene tramite comportamento concludente: il contribuente accetta il piano pagando la prima rata entro il termine assegnato. Se la prima rata non viene pagata, o viene pagata solo parzialmente, la dilazione viene annullata e i debiti non possono essere riproposti in una nuova domanda di dilazione.

Altro punto operativo importante riguarda le modalità di pagamento. Il regolamento esclude la possibilità di pagare le rate mediante compensazione. Questa scelta risponde all’esigenza di verificare concretamente la solvibilità del debitore e di garantire un effettivo rientro finanziario. Le rate successive alla prima hanno scadenza mensile all’ultimo giorno di ciascuno dei mesi successivi alla scadenza della prima rata, mentre resta sempre possibile l’estinzione anticipata del debito residuo.

Sul piano procedurale, il Messaggio INPS n. 1699 del 22 maggio 2026 fornisce le istruzioni operative per presentare la domanda. L’Istituto ha rilasciato nel “Cassetto Previdenziale del Contribuente” una nuova funzionalità denominata “Domanda di dilazione”, disponibile come Smart Task. L’accesso avviene dall’area “Accesso ai servizi per aziende e consulenti”, mediante identità digitale SPID almeno di livello 2, CIE di livello 3, CNS o eIDAS.

La domanda può essere avviata in due modi: selezionando prima la posizione contributiva interessata e poi accedendo alla sezione “Contatti” e “Smart Task”, oppure entrando direttamente nella sezione “Contatti” e “Smart Task” e scegliendo “Domanda di dilazione”, con selezione della posizione contributiva in fase successiva. L’acquisizione dei dati è guidata dalla procedura e varia in base alla Gestione contributiva interessata.

Il messaggio chiarisce anche quali moduli devono essere allegati. Per la generalità delle Gestioni contributive amministrate dall’INPS deve essere utilizzato il modello SC106, denominato “Domanda e atto di impegno per il pagamento dilazionato di contributi in fase amministrativa”. Per i lavoratori domestici, invece, deve essere utilizzato il modello SC80, denominato “Rapporto di lavoro domestico – Istanza e Atto di impegno per il pagamento dilazionato di contributi in fase amministrativa”. I moduli sono disponibili nella sezione “Moduli” del portale INPS e anche all’interno dello Smart Task, nella fase in cui è richiesta l’allegazione.

L’esito dell’istruttoria non viene comunicato tramite un canale esterno, ma resta disponibile all’interno del “Cassetto Previdenziale del Contribuente”, nella sezione “Contatti” e “Comunicazione Bidirezionale”. Per la gestione degli Smart Task, il messaggio rinvia alle istruzioni già fornite con il Messaggio INPS n. 3429 del 29 settembre 2023, relativo alla gestione delle attività tramite il Cassetto Previdenziale.

Particolare attenzione va dedicata alla rideterminazione del numero delle rate per le domande già presentate. Ai sensi dell’articolo 3, comma 2, del Decreto interministeriale del 24 ottobre 2025, il contribuente può chiedere la rideterminazione del piano in corso, se la domanda è stata presentata dal 12 gennaio 2025 ed è ancora pendente alla data di pubblicazione della circolare. In questo caso occorre utilizzare il “Cassetto Previdenziale del Contribuente”, creando una nuova richiesta di “Comunicazione Bidirezionale”, selezionando la posizione contributiva interessata e indicando nell’oggetto “Recupero del Credito” e “Dilazione Amministrativa”. Nel testo libero devono essere riportati la data della domanda di dilazione in corso, il nuovo numero di rate richiesto e le Gestioni coinvolte.

La portata pratica della nuova disciplina è significativa. Per imprese e intermediari diventa essenziale verificare preventivamente l’intera esposizione debitoria, controllare le evidenze presenti nelle banche dati INPS e coordinare la domanda con le scadenze della contribuzione corrente. La dilazione, infatti, non è più solo uno strumento di pagamento rateale, ma un percorso di regolarizzazione che richiede coerenza tra debito pregresso, pagamento delle rate e puntualità nei versamenti futuri.

In conclusione, la Circolare INPS n. 60 del 21 maggio 2026 definisce il quadro sostanziale della nuova dilazione contributiva, mentre il Messaggio INPS n. 1699 del 22 maggio 2026 rende operativa la procedura telematica. La rateazione fino a 60 mesi rappresenta un’opportunità importante per i contribuenti in temporanea difficoltà, ma richiede una gestione attenta: la domanda deve essere completa, il piano va accettato con il pagamento tempestivo della prima rata e la regolarità contributiva corrente deve essere mantenuta per tutta la durata della dilazione.