Dal 1° gennaio 2026 la legge n. 198/2025, che ha convertito il Decreto n. 159/2025, introduce una svolta concreta nel sistema di tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico delle tariffe INAIL, ma di una riforma che modifica l’equilibrio tra prevenzione e responsabilità, spostando il baricentro verso un modello realmente premiale. L’idea è chiara: chi investe seriamente nella sicurezza deve pagare meno, chi invece accumula violazioni gravi non può continuare a beneficiare di agevolazioni contributive.

Il nuovo impianto rafforza il principio secondo cui il premio assicurativo non è solo un costo fisso ma uno strumento di politica attiva. Le tariffe vengono rimodulate in modo strutturale, valorizzando gli interventi organizzativi e tecnici che riducono il rischio infortunistico. La prevenzione diventa così un fattore economico misurabile e non solo un obbligo normativo da adempiere formalmente. Per le imprese virtuose questo significa poter trasformare la compliance in un vantaggio competitivo, con effetti diretti sul costo del lavoro e sull’immagine aziendale.

Parallelamente, il legislatore introduce un segnale forte sul piano etico e giuridico: le imprese con condanne definitive per violazioni gravi in materia di sicurezza vengono escluse dai benefici contributivi. Non è una sanzione aggiuntiva, ma la conseguenza di una scelta di sistema. Non si può pretendere di accedere a meccanismi premiali se non si rispettano le regole fondamentali di tutela dei lavoratori. La sicurezza diventa quindi una condizione di accesso agli incentivi, non un elemento accessorio.

Per i datori di lavoro questo significa ripensare l’organizzazione interna con maggiore attenzione alla tracciabilità delle misure preventive, alla formazione effettiva e alla gestione del rischio. Per gli HR e i consulenti del lavoro si apre una fase in cui la gestione INAIL non sarà più solo adempimento amministrativo, ma parte integrante della strategia aziendale. Chi comprenderà per tempo questa logica potrà trasformare l’obbligo normativo in leva di sostenibilità economica e reputazionale; chi la sottovaluterà rischia di subire non solo costi maggiori, ma anche un impatto diretto sulla propria credibilità.