Con il D.Lgs. n. 91 del 7 maggio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio 2026, l’Italia recepisce le direttive europee 2024/1499 e 2024/1500 e ridisegna il sistema nazionale di tutela contro le discriminazioni.
Il decreto, in vigore dal 7 giugno 2026, introduce un rafforzamento degli strumenti di promozione della parità e di contrasto alle discriminazioni fondate su razza, origine etnica, religione, convinzioni personali, disabilità, età, orientamento sessuale e genere.
La novità principale è l’istituzione dell’Organismo per la parità, nuova autorità indipendente che sarà operativa dal 1° gennaio 2027.
Il nuovo ente avrà autonomia regolamentare, organizzativa, contabile e finanziaria e assorbirà le funzioni oggi attribuite alla Consigliera nazionale di parità e all’UNAR.
L’obiettivo è concentrare in un unico soggetto competenze oggi frammentate, garantendo maggiore indipendenza, risorse adeguate e poteri effettivi di intervento, come richiesto dall’Unione europea.
L’Organismo sarà guidato da un collegio composto da un presidente e quattro componenti, nominati con decisione congiunta dei Presidenti di Camera e Senato.
I componenti resteranno in carica sette anni, senza possibilità di rinnovo, e dovranno possedere specifiche competenze in materia di pari opportunità e contrasto alle discriminazioni.
Tra le funzioni principali rientrano la promozione della cultura della parità, la prevenzione dei comportamenti discriminatori e la diffusione di buone pratiche nei luoghi di lavoro e nella società.
L’Organismo potrà svolgere attività formative, informative e di sensibilizzazione rivolte a soggetti pubblici e privati, collaborando anche con le parti sociali.
Un ruolo centrale sarà inoltre dedicato all’assistenza delle vittime di discriminazione.
Chi ritiene di aver subito una condotta discriminatoria potrà presentare segnalazioni tramite canali dedicati e ricevere informazioni sulle tutele disponibili, comprese quelle giudiziali e stragiudiziali.
Il nuovo ente potrà anche favorire procedure conciliative e di mediazione, con l’obiettivo di risolvere le controversie senza ricorrere subito al giudice.
Si tratta, quindi, di una riforma rilevante, destinata a incidere in modo significativo sul sistema italiano di prevenzione e contrasto delle discriminazioni.