Con la risposta a interpello n. 24/E del 9 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che la partecipazione a una rete-contratto tra professionisti non comporta automaticamente la perdita del regime forfettario.

Il caso riguarda una dottoressa forfettaria che intende aderire a una rete con altri due medici, con programma comune e possibilità di codatorialità per l’assunzione di un dipendente, i cui costi verrebbero ripartiti pro quota tra i retisti.

L’Agenzia ricorda che, nella rete-contratto “pura”, non nasce un nuovo soggetto giuridico: la titolarità di diritti, obblighi e redditi resta in capo ai singoli professionisti. Di conseguenza, non si realizza quella partecipazione a società di persone o assimilate che costituisce causa ostativa al regime forfettario ai sensi dell’art. 1, comma 57, Legge n. 190/2014.

Il professionista può quindi aderire alla rete e restare nel forfettario, purché continui a rispettare tutti gli altri requisiti di legge.

Attenzione però: se, nei fatti, la rete si trasforma in una vera e propria società di fatto che esercita un’attività unitaria, la causa ostativa scatterebbe. La linea di confine è tutta nella concreta organizzazione dell’attività.