La Cassazione, con ordinanza n. 5445 dell’11 marzo 2026, ha chiarito che il mancato versamento dei contributi può giustificare le dimissioni per giusta causa.
Il caso riguardava un lavoratore che, dopo circa 16 mesi di omissioni contributive, si era dimesso chiedendo la NASpI.
L’INPS aveva negato l’indennità, sostenendo che le tutele previdenziali fossero sufficienti a proteggere il lavoratore.
La Cassazione ha respinto questa tesi.
Secondo i giudici, l’omissione contributiva prolungata viola obblighi fondamentali del datore di lavoro. La condotta incide sul rapporto fiduciario e può rendere intollerabile la prosecuzione del rapporto.
Non rileva che esistano strumenti come l’automaticità delle prestazioni o la rendita vitalizia. Queste tutele operano sul piano previdenziale, ma non eliminano l’inadempimento datoriale.
Se l’omissione è grave, continuativa e collegata alle dimissioni, può esserci giusta causa. In tal caso, il lavoratore conserva il diritto alla NASpI.