Cassazione: oltre i 24 mesi nasce il rapporto diretto con l’azienda
Con l’ordinanza 7 novembre 2025, n. 29577, la Corte di cassazione ha chiarito un punto centrale nella disciplina della somministrazione di lavoro a termine: il superamento del limite complessivo di 24 mesi di missioni dello stesso lavoratore presso il medesimo utilizzatore e per le stesse mansioni comporta la nullità dei contratti e consente al lavoratore di chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro direttamente con l’utilizzatore.
La Corte ha confermato la decisione della Corte d’Appello di Brescia, che aveva riconosciuto un rapporto a tempo indeterminato dopo 37 mesi di missioni in somministrazione, applicando il limite introdotto dal D.L. n. 87/2018, che ha modificato il d.lgs. n. 81/2015. Secondo i giudici, il limite dei 24 mesi non riguarda solo il rapporto tra lavoratore e agenzia, ma si estende anche al rapporto tra agenzia e utilizzatore, poiché la somministrazione costituisce un rapporto trilatero unitario.
La Cassazione precisa inoltre che:
- il limite dei 24 mesi non è derogabile dalla contrattazione collettiva;
- anche i contratti non impugnati dal lavoratore devono essere computati nel calcolo della durata complessiva.
In sintesi, l’utilizzatore non può eludere il limite temporale ricorrendo a missioni reiterate: oltre i 24 mesi, il rischio è la trasformazione del rapporto in un’assunzione diretta a tempo indeterminato.