Con l’intervento della Legge 30 dicembre 2025, n. 199, il legislatore ha inciso in modo significativo sul sistema di destinazione del TFR per i lavoratori neoassunti nel settore privato, modificando il D.Lgs. n. 252/2005.
Dal 1° luglio 2026 si rafforza il meccanismo del silenzio-assenso, introducendo una vera e propria adesione automatica alla previdenza complementare entro 60 giorni dall’assunzione.

I principi chiave della riforma
Il nuovo impianto si fonda su quattro elementi operativi:

  • termine di 60 giorni per la scelta del lavoratore
  • in assenza di scelta → adesione automatica al fondo pensione
  • obbligo informativo rafforzato in capo al datore di lavoro
  • centralità della contrattazione collettiva nell’individuazione del fondo

Il punto critico non è la norma, ma la gestione operativa: errori su informativa, tempistiche o versamenti generano responsabilità contributiva e contenzioso.

Scenario 1 – Lavoratore di prima occupazione (silenzio-assenso)
In assenza di scelta entro 60 giorni, la legge considera il silenzio come una decisione implicita.

Scenario Sanzioni per il datore di lavoro Cosa deve fare il datore di lavoro
Lavoratore di prima occupazione (silenzio-assenso) Responsabilità per omesso o tardivo versamento al fondo; esposizione a contenzioso per mancata informativa Applicare automaticamente il silenzio-assenso e conferire il TFR al fondo previsto da CCNL, accordo aziendale o, in assenza, al fondo con maggior numero di adesioni

Punto critico reale:
il silenzio-assenso è valido solo se l’informativa è corretta, completa e dimostrabile.

Scenario 2 – Lavoratore di prima occupazione con scelta di mantenimento del TFR
Il lavoratore sceglie esplicitamente di non aderire alla previdenza complementare.

Scenario Rischi per il lavoratore Cosa deve fare il datore di lavoro
Lavoratore di prima occupazione con mantenimento TFR Scelta reversibile solo in un senso (può aderire dopo, ma non tornare indietro) Il TFR resta in azienda (<50 dipendenti) oppure va al Fondo Tesoreria INPS (≥50 dipendenti)

Elemento tecnico da presidiare:
corretta gestione della soglia dimensionale aziendale.

Scenario 3 – Lavoratore non di prima occupazione
Qui entra in gioco la storia previdenziale del lavoratore.

Scenario Sanzioni per il datore di lavoro Cosa deve fare il datore di lavoro
Lavoratore non di prima occupazione Responsabilità per mancata verifica della posizione pregressa Acquisire informazioni sulla posizione previdenziale e fornire informativa completa; consentire continuità nel fondo o nuova scelta entro 60 giorni

Errore tipico:
trattare il lavoratore come “nuovo assoluto” ignorando posizioni già aperte.

Scenario 4 – Scelta espressa di adesione alla previdenza complementare
Il lavoratore sceglie direttamente un fondo.

Scenario Sanzioni per il datore di lavoro Cosa deve fare il datore di lavoro
Adesione esplicita alla previdenza complementare Responsabilità per mancato o errato versamento; omissioni contributive Conferire il TFR al fondo prescelto; versare eventuali contributi aggiuntivi; gestire l’irreversibilità della scelta verso il TFR in azienda

Principio consolidato:
la scelta verso il fondo è sostanzialmente irreversibile.

 Scenario 5 – Inadempimento degli obblighi informativi
È lo scenario più rischioso.

Scenario Sanzioni per il datore di lavoro Cosa deve fare il datore di lavoro
Mancata o errata informativa Responsabilità civile per danno al lavoratore; contenzioso (invalidità del silenzio-assenso); violazioni amministrative Fornire informativa scritta su opzioni TFR, fondi disponibili e conseguenze del silenzio-assenso; garantire tracciabilità della scelta (modulistica o sistemi digitali)

Qui sta il vero rischio aziendale.
Se l’informativa:

    • manca
    • è incompleta
    • non è tracciata

il silenzio-assenso può essere contestato.

Conclusione operativa
La riforma non introduce solo un automatismo, ma sposta il rischio sul datore di lavoro.
Il punto centrale è questo:

  • non basta applicare il silenzio-assenso
  • bisogna dimostrare che il lavoratore è stato messo nelle condizioni di scegliere

In termini pratici, le aziende devono:

  • rivedere le procedure di onboarding
  • standardizzare l’informativa
  • garantire tracciabilità (documentale o digitale)
  • allineare payroll e HR

Il vero rischio non è l’errore materiale, ma la mancanza di prova dell’adempimento.